La sera della "prima" della Bai, al teatro Margherita, la tensione nei camerini era palpabile. Divisi tra balletto e prosa (i due ormai mitici gruppi che formano la compagnia e si sfidano goliardicamente per affermare la propria supremazia) si rivedevano i dettagli delle rispettive parti. Noi del balletto riprovavamo, a gruppetti, i passi dei vari pezzi. Il balletto delle hostess di apertura, il brasiliano con tanto di cesto di frutta portato sulla testa (con coretto dedicato al nostro truccatore, noto gay,” e Perna ha un bucooooo!!!” (Pernambuco)) il balletto classico, sulle punte, con rigoroso tutù bianco e chignon fintissimo, il finale primo tempo con sfarzoso abito bianco rivestito di pailettes e cappello a falda larga, totalmente ingioiellati a cantare "Diamanti.....belli e inquietanti..", nuovo pezzo delle hostess di supporto a MOB (Marco Oreste Biancalana) che faceva la Carrà e il gran finale con il Can Can, ormai diventato pezzo storico della Bai.
Il tutto avveniva nei camerini senza i vestiti di scena e quindi risultava tutto ancora più buffo perché in tuta risultavamo ancora più improbabili che con i costumi. Goffi e brutti, le gambe storte (non parliamo delle mie poi), pelosissimi, magri e grassi, sudati, insomma una vera schifezza. Se si aggiunge che in un ambiente goliardico gli scherzi o meglio, gli agguati, sono all'ordine del giorno, per noi matricole la sera della prima si trasformó in un delirio.
Risaputamente alla "prima" i palchi vicini al palcoscenico vengono occupati dai goliardi di altre associazioni che non perdono occasione, nell'arco della serata, di bersagliare i malcapitati attori e ballerini con lanci di oggetti di ogni genere.
Ci eravamo preparati psicologicamente, credevamo. Illusi.
Pochi minuti all'inizio della "prima". Agitazione, senso di ansia, fiato corto, bocche asciutte e continui ripassi mentali sulle prime mosse da non sbagliare per non mandare in vacca subito tutto.
Nel mezzo del pomeriggio avevano subito, noi matricole, anche il "Processo Goliardico". Una pseudo interrogazione sulla vita di Mario Baistrocchi. Con la particolarità che noi presenziavamo nudi, in piedi su di un tavolo con una striscia di carta igienica attaccata ai testicoli (ignoravamo il senso all'inizio). Ogni risposta errata dava origine ad un segno di rossetto sul corpo. E fin lì tutto molto sopportabile. “Se è solo questo il processo beh, allora avevano esagerato a mettermi in guardia gli amici” pensavo. Ma alla risposta finale, forse la decima, giusta o meno che fosse, a tutti veniva accesa a tradimento la striscia di carta igienica e li si dovevano battere tutti i record di velocità per salvare i gioielli di famiglia.
In più, dulcis in fundo, si era costretti a sollevare, tenendolo stretto tra le chiappe, un magnum di champagne vuoto (con relativo rischio di sbilanciamento all'indietro da evitare accuratamente!!!). Un buon pomeriggio insomma.
E ora peró eravamo lì, tutti uniti con un solo pensiero, la nostra "prima" stava per iniziare.
L'Inno Goliardico (“Di canti di gioia di canti d'amore, risuoni la vita mai spenta nel cuore, non cada per essi la nostra virtù non cada per essi la nostra virtù!!”...e non sapete che brividi provoca sentirlo cantare e cantarlo) echeggió nell'aria e sentimmo il rumore del pubblico che si alzava in piedi. Pienone!!!! Cazzo che paura!!! Sbirciammo da una fessura del pesante sipario rosso....cazzo!!!! Gente ovunque, anche lungo le scale laterali della platea, palchi pieni, galleria idem....che brutto casino!! E io lì nascosto vestito come un'idiota e truccato come un puttanone di strada...
Il richiamo del coreografo (Peter Rouge) ci fece disporre su due file sulle scalette ai lati dell'ingresso del palco. Un movimento della gonna di Paolo, davanti a me, mi portó una nauseabonda zaffata d'interno, uno schifo!! "vaffanculo cazzo!!! ..sono già abbastanza agitato dai!!!!" e se la rideva pure, il bastardo...
Il discorso di introduzione di Ciccio Parisi e MOB era cominciato...Azzurra (la barca a vela impersonificata da una mignotta genovese "azzurra ho 500.000 sponsor solo per me, adesso sono finita giu alla fiera o poveretta me, ed ora non batto il mare ma batto solamente il marciapiè") parlava e si lamentava della situazione cittadina. Da li a poco saremmo dovuti entrare.
Bustina rossa da hostess in testa parrucca bionda corta, ciglia finte, cerone, phard,smalto rosso, rossettone pesante e calza tonalità carne a nascondere i lunghi peli delle gambe. Camicetta bianca scollata e gilet rosso su gonnellina blu. Mutande di pizzo bianco con bordi arancionati e reggiseno imbottito...se mi avessero detto, pochi mesi prima, che mi sarei ritrovato in quelle condizioni non ci avrei mai creduto!!
Buco nello stomaco e mani sudate.
Pronti...parte la base musicale....Piero Rossi chiama l'attenzione....via !!!!
Sipario!! “Bon Bon Bon ....Benvenuti quaaaaaa !!!!!” Saltando in scena dai lati avevamo cominciato...duri come baccalà e Piero dalla buca del suggeritore urlava "Vi voglio più troie!!!!! Daiiiii !!!!"
Pubblico piegato, carta igienica, uova, farina e palloncini pieni di ....liquido a colpirci continuamente mentre ballavamo e alzavamo le gonne blu a stelle bianche....un incubo al quale ci adattammo cominciando a ridere e senza più sbagliare....
Amici e genitori nelle prime file con le lacrime agli occhi (non si sa se per l'imbarazzo o per il ridere) uno sputtanamento indicibile!!! Ma stupendo!!!!! Al rientro dopo il primo balletto eravamo coperti di qualsiasi schifezza...ci avevano tirato anche delle quaglie vive!!!!! Chiamammo la LIPU perché le portassero via....già facevamo schifo prima...ma dopo quella passata sul palco molto di più....ci ripulimmo a stento per poi prepararci di corsa per il balletto Brasiliano. Sponsor "La Fratta" azienda vinicola. "Viva la Fratta che buon vin, questo fantastico prodotto nazionale, Fratta sai che vin, è succo d'uva veramente eccezionale...felicità se fai cin cin..sorridi e canti come fosse carnevale..." il motivetto intonava banalmente...e noi a passo ritmato, un po’ sbilanciati in avanti e ancheggiando, avvolti in collant a rete larga color carne, minimi vestiti a foglie verdi, con parrucca nera riccia e tenendoci un cesto di vimini con frutta in testa, entravamo a fare da sfondo ad un Bacco grassissimo ed ubriaco. Si rinnovava, anche se meno violenta la pioggia di cose al nostro indirizzo. Scivolai su un palloncino volando verso buca del suggeritore. "Che cazzo fai Luigi!!!!??? Cadi ??????" fu l'urlo di Piero dalla buca.
Nemmeno lo avessi fatto apposta, con quel merdaio sul palco...!!!
Ovviamente collant....smagliato, non avrei mai pensato di doverlo dire!! Mah..
Il tutto avveniva nei camerini senza i vestiti di scena e quindi risultava tutto ancora più buffo perché in tuta risultavamo ancora più improbabili che con i costumi. Goffi e brutti, le gambe storte (non parliamo delle mie poi), pelosissimi, magri e grassi, sudati, insomma una vera schifezza. Se si aggiunge che in un ambiente goliardico gli scherzi o meglio, gli agguati, sono all'ordine del giorno, per noi matricole la sera della prima si trasformó in un delirio.
Risaputamente alla "prima" i palchi vicini al palcoscenico vengono occupati dai goliardi di altre associazioni che non perdono occasione, nell'arco della serata, di bersagliare i malcapitati attori e ballerini con lanci di oggetti di ogni genere.
Ci eravamo preparati psicologicamente, credevamo. Illusi.
Pochi minuti all'inizio della "prima". Agitazione, senso di ansia, fiato corto, bocche asciutte e continui ripassi mentali sulle prime mosse da non sbagliare per non mandare in vacca subito tutto.
Nel mezzo del pomeriggio avevano subito, noi matricole, anche il "Processo Goliardico". Una pseudo interrogazione sulla vita di Mario Baistrocchi. Con la particolarità che noi presenziavamo nudi, in piedi su di un tavolo con una striscia di carta igienica attaccata ai testicoli (ignoravamo il senso all'inizio). Ogni risposta errata dava origine ad un segno di rossetto sul corpo. E fin lì tutto molto sopportabile. “Se è solo questo il processo beh, allora avevano esagerato a mettermi in guardia gli amici” pensavo. Ma alla risposta finale, forse la decima, giusta o meno che fosse, a tutti veniva accesa a tradimento la striscia di carta igienica e li si dovevano battere tutti i record di velocità per salvare i gioielli di famiglia.
In più, dulcis in fundo, si era costretti a sollevare, tenendolo stretto tra le chiappe, un magnum di champagne vuoto (con relativo rischio di sbilanciamento all'indietro da evitare accuratamente!!!). Un buon pomeriggio insomma.
E ora peró eravamo lì, tutti uniti con un solo pensiero, la nostra "prima" stava per iniziare.
L'Inno Goliardico (“Di canti di gioia di canti d'amore, risuoni la vita mai spenta nel cuore, non cada per essi la nostra virtù non cada per essi la nostra virtù!!”...e non sapete che brividi provoca sentirlo cantare e cantarlo) echeggió nell'aria e sentimmo il rumore del pubblico che si alzava in piedi. Pienone!!!! Cazzo che paura!!! Sbirciammo da una fessura del pesante sipario rosso....cazzo!!!! Gente ovunque, anche lungo le scale laterali della platea, palchi pieni, galleria idem....che brutto casino!! E io lì nascosto vestito come un'idiota e truccato come un puttanone di strada...
Il richiamo del coreografo (Peter Rouge) ci fece disporre su due file sulle scalette ai lati dell'ingresso del palco. Un movimento della gonna di Paolo, davanti a me, mi portó una nauseabonda zaffata d'interno, uno schifo!! "vaffanculo cazzo!!! ..sono già abbastanza agitato dai!!!!" e se la rideva pure, il bastardo...
Il discorso di introduzione di Ciccio Parisi e MOB era cominciato...Azzurra (la barca a vela impersonificata da una mignotta genovese "azzurra ho 500.000 sponsor solo per me, adesso sono finita giu alla fiera o poveretta me, ed ora non batto il mare ma batto solamente il marciapiè") parlava e si lamentava della situazione cittadina. Da li a poco saremmo dovuti entrare.
Bustina rossa da hostess in testa parrucca bionda corta, ciglia finte, cerone, phard,smalto rosso, rossettone pesante e calza tonalità carne a nascondere i lunghi peli delle gambe. Camicetta bianca scollata e gilet rosso su gonnellina blu. Mutande di pizzo bianco con bordi arancionati e reggiseno imbottito...se mi avessero detto, pochi mesi prima, che mi sarei ritrovato in quelle condizioni non ci avrei mai creduto!!
Buco nello stomaco e mani sudate.
Pronti...parte la base musicale....Piero Rossi chiama l'attenzione....via !!!!
Sipario!! “Bon Bon Bon ....Benvenuti quaaaaaa !!!!!” Saltando in scena dai lati avevamo cominciato...duri come baccalà e Piero dalla buca del suggeritore urlava "Vi voglio più troie!!!!! Daiiiii !!!!"
Pubblico piegato, carta igienica, uova, farina e palloncini pieni di ....liquido a colpirci continuamente mentre ballavamo e alzavamo le gonne blu a stelle bianche....un incubo al quale ci adattammo cominciando a ridere e senza più sbagliare....
Amici e genitori nelle prime file con le lacrime agli occhi (non si sa se per l'imbarazzo o per il ridere) uno sputtanamento indicibile!!! Ma stupendo!!!!! Al rientro dopo il primo balletto eravamo coperti di qualsiasi schifezza...ci avevano tirato anche delle quaglie vive!!!!! Chiamammo la LIPU perché le portassero via....già facevamo schifo prima...ma dopo quella passata sul palco molto di più....ci ripulimmo a stento per poi prepararci di corsa per il balletto Brasiliano. Sponsor "La Fratta" azienda vinicola. "Viva la Fratta che buon vin, questo fantastico prodotto nazionale, Fratta sai che vin, è succo d'uva veramente eccezionale...felicità se fai cin cin..sorridi e canti come fosse carnevale..." il motivetto intonava banalmente...e noi a passo ritmato, un po’ sbilanciati in avanti e ancheggiando, avvolti in collant a rete larga color carne, minimi vestiti a foglie verdi, con parrucca nera riccia e tenendoci un cesto di vimini con frutta in testa, entravamo a fare da sfondo ad un Bacco grassissimo ed ubriaco. Si rinnovava, anche se meno violenta la pioggia di cose al nostro indirizzo. Scivolai su un palloncino volando verso buca del suggeritore. "Che cazzo fai Luigi!!!!??? Cadi ??????" fu l'urlo di Piero dalla buca.
Nemmeno lo avessi fatto apposta, con quel merdaio sul palco...!!!
Ovviamente collant....smagliato, non avrei mai pensato di doverlo dire!! Mah..
Finì anche questo balletto.
Eravamo esaltati, adrenalina a mille e non riuscivamo a smettere di ridere prendendoci per il culo a vicenda di continuo. La tensione era svanita e cominciavamo a vivere da “dentro” la nostra rivista e da quel momento gli anziani ci avrebbero guidato benissimo; con qualche scherzetto di tanto in tanto per ricordarci di stare al nostro posto.
Ma l’apice di tutto fu il Can-can finale, apoteosi della serata e della rivista.
Abiti scarlatti di pesante broccato, ingentiliti da bordi dorati lungo il corpetto smanicato, cuffia alta anch’essa rossa e bordata d’oro, mutandoni bianchi. Trucco di serie. Ci sudavamo dentro come degli animali facendoli pesare di più. “Cazzo dov’è la giarrettiera ??? Chi mi ha fottuto la giarrettiera ??? Ehi !!!! Ah…eccola…fanculo….pronti dai dai dai !!!!”
La musica che parte in sordina e noi che ci materializziamo sul palco in penombra da tutte le direzioni raggrumandoci al centro. Il mormorio del pubblico che capisce e già ride, si prepara. Iniziamo a sventolare l’ampia gonna a destra e sinistra urlando al crescere della musica che ora incalza in un ritmo sempre più veloce. Ci apriamo a ventaglio e al famoso refrain scalciamo per aria tenendo il vestito sollevato a non più vergognarci di nulla. Indice al cielo e via così sino alla spaccata finale, imbarazzante e bellissima.
E’ fatta!!! Passerella con il Goliardo in mano a ringraziare e a prendere l’ultima bordata di schifezze dai palchi. E chi se la dimentica più una serata così ?
Quell’anno ricorreva la 71° edizione della Bai (1983/1984) e partecipò con noi, nella Prosa, un attore (e si vedeva che era già un attore vero), tale Ugo Dighero, che oggi possiamo vedere in molti sceneggiati per la tv (RIS – delitti imperfetti ad esempio). Sempre nella prosa recitarono il giovane Vittorio Grattarola (poi assessore del comune di Genova) e pure Francesco Mortola oggi giornalista di Mediaset.
Grazie di cuore a Piero Rossi, Ernesto Gherardi, Giacomo Rigalza, Edo Quistelli, Marco Oreste Biancalana e anche a tutti quelli che ora non ricordo, per un’esperienza indimenticabile.
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